UNIVERSITA' DI SIENA

Dipartimento di Fisiopatologia, Medicina Sperimentale e Sanità Pubblica

 

Come raggiungere la Certosa

(scarica il volantino)

- In auto:

Dal Nord: (dalla Autostrada A1, uscita FIRENZE CERTOSA, imboccare la Superstrada FIRENZE-SIENA, lunga circa 60 Km) all'arrivo a Siena (uscita SIENA NORD), prendere a sinistra (Chiantigiana/Strada del Chianti Classico), mantenere la stada principale per 1,8 Km; si trova quindi un bivio dove occorre svoltare a destra per Corsignano; dopo 4,3 Km si incontra sulla destra la diramazione per Pontignano-Ponte a Bozzone: la Certosa é a 2,3 Km (quest'ultimo tratto di strada é sterrato).

Dal Sud: (dalla Autostrada A1, uscita VALDICHIANA-BETTOLLE, imboccare la Superstrada BETTOLLE-SINALUNGA-SIENA, lunga circa 45 Km) (da GROSSETO, superstrada per Siena, lunga 73 Km): una volta raggiunta Siena (uscita SIENA EST), continuare sempre dritto (Viale Toselli, parallelo alla ferrovia) fino ad incontrare un ponte; poco prima, sita a sinistra, c’è una rotonda, percorrerla e passare sotto al ponte, da qui sarete immessi in un’altra rotatoria, mantenersi sulla destra e passare sotto la ferrovia, prendere la Strada Chiantigiana (S.S.408), direzione Pianella; dopo 4 Km si arriva a Ponte a Bozzone, da dove si devia per Pontignano-Vagliagli (la Certosa é a 2,7 Km).

- In treno o in autobus:

a coloro che arrivano alla stazione ferroviaria suggeriamo di chiamare un taxi (radiotaxi tel. 49222) o prendere uno dei seguenti bus: N. 2,3,4,10 (la fermata si trova l'uscita della stazione ferroviaria), che raggiungono Piazza Gramsci. Coloro che arrivano a Siena in autobus possono raggiungere facilmente Piazza Gramsci (200 m dalla stazione degli autobus, che é in Piazza S.Domenico).
Da Piazza Gramsci, alle ore 6.50, 8.00, 13.10, 13.45, 15.30, 18.35, 20.10, parte il bus N. 34 per Pontignano.
 

 

 

 

Storia della Certosa

Nel 1341 Bindo di Falcone, signore senese arricchito con i commerci fatti soprattutto con il Papato, acquistava terre e beni nel "comunello" di Pontignano e li donava ad un certosino di Aquitania, frate Amerigo, per fabbricare un monastero da intitolare a San Pietro. Erano quelli gli anni in cui l'ordine dei certosini espandeva in Italia. Bindo di Falcone otteneva, l'8 agosto del 1343, dal Vescovo l'autorizzazione ad innalzare la Certosa che prevedeva la realizzazione di una chiesa oltre ai chiostri, alle celle e agli edifici di servizio"ove potessero trovarvi dimora dodici padri, tre conversi, e i servi". Messer Bindo decise allora di pagare a Papa Clemente VI una ricca indulgenza a favore dei dieci monaci che, andando a vivere e a morire nella nuova Certosa, avrebbero avuti rimessi i peccati. Il modulo costruttivo ricalca quello tradizionale dei monasteri certosini con la suddivisione in tre parti: l'area destinata ai monaci contenente celle e articolata intorno al grande chiostro; quella adibita all'alloggiamento dei conversi e infine lo spazio riservato alla chiesa, al capitolo e al refettorio attorno al chiostro piccolo vero e proprio cuore del complesso. La chiesa primo edificio ad essere costruito, mantiene alcuni caratteri XIV secolo come lo spessore dei muri perimetrali e le arcature. Sorta in aperta campagna e al confine tra gli stati di Siena e di Firenze la Certosa aveva bisogno di delimitare i propri confini e di essere difesa dalle scorribande dei mercenari. Nel 1385 lo stato di Siena, riconoscendo l'importanza dell'insediamento faceva costruire una robusta cinta muraria. E nello stesso anno fu nominato priore di Pontignano Stefano Maconi, discepolo prediletto di Santa Caterina , e fu probabilmente lui ad ottenere per il convento la reliquia dell'anulare della Santa, per il quale fu costruita la cappella, affrescata più tardi dal Nasini. La certosa godeva anche dalla protezione di Gian Galeazzo Visconti per i meriti acquisiti da un monaco di Pontignano che diresse buona parte dei lavori di costruzione della Certosa di Pavia.

 

 

 

 

Nonostante le difese del pieno della guerra tra Siena e Firenze la certosa fu violata e saccheggiata. Nel 1449 una banda di fiorentini vi penetrò e al tempo della Congiura dei Pazzi venne incendiata. Subito ricostruita dovette immediatamente dopo subire nuovi danni: nel 1554 infatti milizie tedesche e spagnole misero a sacco il monastero. Nel corso della seconda metà del XV secolo, apporti rinascimentali dettero notevole impulso alla costruzione. Questi interventi sono visibili principalmente nel chiostro che si sviluppa nel lato lungo della chiesa, la cui pianta quadrata, con cinque campate per lato e volte a vela sorrette da colonnette con capitelli ionici mostra chiari caratteri di equilibrio e sobrietà. Altri interventi di modesta entità si ebbero alla fine del '600, allorché furono ristrutturati i locali posti lungo il lato est del monastero: le sei Cappelle precedentemente costruite furono unificate nel cosiddetto Cappellone. Infine nel 1703, venne edificata la Cappella di Sant'Agnese, la cui porta di ingresso è situata all'estremità del braccio est del chiostro grande. I Certosini che avevano abitato con cura Pontignano e che ne avevano fatto un'oasi di pace lasciarono la Certosa verso la fine del '700. Con rescritto del 16 luglio 1785 Pontignano fu concesso ai Camaldolesi, che dovettero abbandonarlo a seguito delle soppressioni napoleoniche. A Pontignano fu allora trasferita la parrocchia di San Martino a Cellole; le fabbriche, ad eccezione di quelle destinate all'alloggio del curato, furono acquisite, insieme all'antica clausura e ad alcuni poderi, della famiglia Masotti, che nel 1886 le vendette ai Cecchini, dai quali passarono nel 1919 ai Sergardi e da questi, nel 1939, alla Società Certosa di Pontignano, della quale era azionista il professore Mario Bracci, che curava, a sue spese, il restauro della villa. Durante tutto il periodo bellico Pontignano fu il rifugio sicuro per ebrei e perseguitati politici. Nel 1959 il complesso fu acquistato dall'Università di Siena che da allora lo ha destinato a residenza universitaria. Gli ampi rifacimenti rinascimentali e quelli successivi non hanno alterato quell'armonia che era alla base della vita dei Certosini; l'equilibrio dell'uomo con la fede e la natura.

Dentro la prima chiesa, costruita a una sola navata e suddivisa in tre campate coperte con volte a vela presenta al suo interno una parete in muratura con un'apertura al suo centro che aveva il compito di suddividere il suo spazio in due zone di ampiezza diversa: una per i monaci, l'altra -la minore- per i conversi. Qui operò soprattutto un pittore fiorentino Bernardino Potetti che aveva lavorato per i certosini anche a Calci e a Firenze seguendo i canoni rappresentativi della pittura controriformista. Testimonianze della sua arte si evidenziano nelle pareti con le storie certosine di San Brunone e di San Pietro, nella tela e nelle decorazioni dell'altare maggiore. Con il coro del legnaiolo Domenico Atticciati, le decorazioni creano una sorta di "macchia manifesta". Il resto della decorazione fu compiuta da Orazio Porta, Stefano Cassini e da pittori senesi che denotano chiare derivazioni dallo stile di Francesco Vanni e Alessandro Casolani. Al Potetti si deve anche l'affresco con "L'ultima Cena" nel refettorio (1596), e un affresco "Samaritano al Pozzo" entro una delle cellette dei monaci nonché una lunetta con " Morte di San Brunone" su una porta in corrispondenza del cimitero. Nel Cappellone, attiguo alla chiesa, la tela dell'altare maggiore è attribuita a Francesco Vanni, mentre le decorazioni e gli affreschi delle pareti sono attribuiti a Nicola Nasini e a suo figlio Apollonio. Nella cappella a destra della chiesa piccola, l'altare presenta un "Compianto di Cristo morto e i Santi" opera recentemente ricollegata al nome di Cristofano Rustici, quale ulteriore testimonianza dell'attività qui svolta da artisti di scuola senese. OGGI la Certosa è sede di FORESTERIA e POLO DIDATTICO dell’ Università di Siena. Situata tra le colline del Chianti, nella dolce campagna senese, circondata da vigneti e olivi che riforniscono la sua mensa, mantiene la struttura ed il tono originario di oasi di pace. Le sue sale, perfettamente attrezzate, i giardini e la stessa assistenza alberghiera che offre, la rendono sede ideale per attività didattica residenziale di alto livello. Qui vengono tenuti i Corsi dal LABORATORIO DI PROGRAMMAZIONE ED ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI SANITARI dell’Università di Siena